Autarchia? Con quali risorse? La realtà di molte famiglie italiane

A volte ci imbattiamo in qualcuno che professa ragionamenti autarchici in nome di un ricircolo di denaro all’interno del nostro Paese, al fine di favorirne sviluppo e rilancio economico.
Nulla da eccepire, un pensiero giustificato dalla dispersione di risorse economiche che a causa dell’import di prodotti e merci dall’estero, finiscono nelle casse di produttori stranieri.

Va però detto che, per contro, noi beneficiamo col nostro export del made in Italy e con le nostre eccellenze alimentari e vinicole, del flusso di denaro che giunge dall’estero.

Certo che parlare di autarchia, può apparire per lo meno anacronistico, vista la globalizzazione e gli scambi commerciali fittissimi in tutto il pianeta. Come si fa quindi soltanto ad ipotizzare un concetto simile? In effetti non si tratterebbe di instaurare ufficialmente una sorta di rinnovata autarchia, che chiuda le porte ai prodotti esteri o che applichi dazi improponibili per scoraggiarne l’arrivo.

Si tratterebbe piuttosto, molto più semplicemente, di prediligere merci e prodotti nostrani in sede di scelta, ad esempio, sullo scaffale del supermercato.

Esiste una varietà ed una quantità innumerevole di articoli e prodotti che arrivano da Paesi esteri, ma proviamo a prendere in esame il solo settore alimentare.

La scelta di un prodotto italiano piuttosto che uno d’importazione è facile a dirsi, ma più complesso da attuare. Perché quello che spinge milioni di consumatori a soffermarsi su una marmellata cilena o su una confezione di cotolette di pesce provenienti dall’Australia, non è il bel colore usato nel packaging o il suo nome commerciale e forse nemmeno tanto la risonanza pubblicitaria, quello che induce moltissimi consumatori ad operare “scelte alla cieca”, mi si consenta l’ardita descrizione, è il prezzo!

E’ convinzione comune che un prodotto eccellente e trattato secondo rigide regole igienico-sanitarie, debba necessariamente presentare un costo superiore rispetto ad un prodotto scadente, preparato e confezionato, nonché stoccato, chissà dove e chissà come, ben al riparo dello sguardo dei NAS.

E’ anche pacifico che non si possa fare paragoni con quei prodotti che rientrano appieno nella categoria delle frodi alimentari e che in alcuni casi hanno provocato danni seri alla salute degli ignari consumatori. In questo caso si parla di illecito e siamo al cospetto di veri criminali ai quali interessa solo lucrare.

Ci si deve però soffermare sulla valutazione di quelle merci d’importazione, che pur avendo un antagonista d’eccellenza, prodotto e lavorato nel nostro Paese, riescono tuttavia ad affermarsi nel mercato e finiscono nel carrello della spesa di milioni di consumatori italiani.
Un prodotto miracolato? Macché è solo un prodotto a buon mercato, a prezzo stracciato, che malgrado faccia interrogare i più critici, su come riesca il produttore a giustificare un costo così basso, continua ad avere un successo indiscusso di vendite. Bene, è a questi prodotti che l’autarchico dei nostri giorni guarda con interesse e grida ai quattro venti che si debba diffidare di certa merce…

E lui, l’autarchico, non ha nemmeno torto ma, vallo a spiegare a quelle famiglie monoreddito che per far la spesa sono costrette a “discussioni di bilancio” che nulla hanno da invidiare a quelle del Governo.

Scegliere un olio d’oliva extravergine italiano, puro e genuino, vuol dire affrontare un esborso di 11 – 13 euro, a fronte dell’olio invece commercializzato in discount a 2,5 euro al litro…
Se poi prendiamo in esame i prodotti ortofrutticoli, precipitiamo in un baratro di costi che appaiono proibitivi per chi dispone di poche risorse. Allora si finisce col preferire prodotti d’importazione a prezzi di mercato sensibilmente più bassi.
Formaggi con etichette che farebbero rabbrividire l’ultimo dei nutrizionisti, succhi di frutta che hanno solo l’immagine stampata sull’etichetta del frutto che dovrebbero contenere, anche gli insaccati non sfuggono a questo meccanismo, come non se ne sottraggono gli alimenti in scatola e perfino le bevande, le carni, il pesce ed i dolci, che di solito, sono bellissimi ed invitanti…

Tutti prodotti destinati all’alimentazione che costituiscono un vero e proprio muro contro l’offerta nostrana sicuramente genuina, un muro nel quale è difficile far breccia e andare oltre.

L’amara conclusione allora è che nulla cambierà e non lo farà finché i produttori italiani non troveranno il modo di essere competitivi, abbassando i prezzi al consumo, rendendo minima la differenza con i rivali esteri. Se vi riuscissero, probabilmente una larga fetta di consumatori che ripiegano su prodotti commerciali d’importazione, facendo due conti e un piccolo sforzo, si concederebbero la genuinità di italica origine.

I costi però non sono un vezzo di chi produce o coltiva o trasforma determinate materie prime, spesso sono frutto della somma delle “accessorie“: dal prezzo della nafta, alle tasse, dai costi di adeguamento delle strutture e dei magazzini, a quello del trasporto, ci sono poi delle Norme che obbligano gli operatori del settore alimentare a tutta una serie di costi complessivi che riguardano le maestranze, i macchinari, l’igiene, la pulizia ordinaria, ecc… Senza star poi a computare tutte le spese da sostenere per licenze, abilitazioni, permessi e tutte quelle pratiche che rientrano nella normale burocrazia.

E non prenderemo nemmeno in esame tutti gli obblighi e le regole imposte dalla Ue, che stritolano e penalizzano il made in Italy a causa di concessioni e permessi di “replica” di prodotti nostrani ad altri Stati, Non analizzeremo nemmeno le “quote” legittime e le eccedenze che vengono gettate perché tali.

Siamo quindi in un “cul de sac”, non se ne esce da un meccanismo che obbliga a far lievitare il prezzo finale, almeno non in queste condizioni.
La soluzione allora potrebbe arrivare proprio dal Governo, dalle Leggi, dallo snellimento burocratico, dall’abbattimento delle tasse e da una Politica che, magari non esplicitamente, sappia strizzare l’occhio alla promozione ed al consumo di merci italiane.
La contropartita che potrebbe impegnare i produttori e tutta la filiera degli operatori, sarebbe ovviamente una notevole flessione del prezzo al pubblico e questo dovrebbe avere carattere di impegno formale.

Una chiave di volta per un progetto di sviluppo commerciale che andrebbe ad accrescersi nel tempo. Una Misura che obbligherebbe il Governo a rinunciare ad una parte di gettito, ma che ritornerebbe amplificata ad iniziare da subito, perché salirebbe il consumo interno, accrescendo la produzione e di conseguenza, anche l’occupazione.

Ecco: magari questa autarchia volontaria potrebbe pure funzionare, ma giacché la Manovra finanziaria sta per essere ormai archiviata, questa serie di ipotesi, potrebbe essere materia d’analisi per il prossimo anno. Intanto continueremo ad assumere cibi di provenienza dubbia, consapevoli di farlo con la speranza di non ingurgitare porcherie, ma con la certezza di aver risparmiato qualche euro.

Pubblicato da Giorgio Consolandi

Giorgio Consolandi – Romano di nascita, apolide per istinto. Impegnato ideologicamente per il sociale, sento forte da sempre il dovere del perseguimento della giustezza e la difesa dei deboli. Contrasto con ogni mezzo i soprusi, sebbene consapevole che il concetto di società perfetta, rimarrà utopico. Ateo, perché rifiuto il concetto di creatore, pongo l’uomo al centro dell’universo e lo rendo responsabile delle sue scelte. Mi interesso di politica poiché credo sia necessaria una visione ampia di tutte le attività umane e della regolamentazione di esse, sono tuttavia consapevole della fallibilità e dell’imperfezione della politica, più che disilluso, continuo ad essere un sognatore, e lotto perché i sogni si concretizzino. La scrittura come forma espressiva del pensiero ed il pensiero come strumento motore della scrittura mi inducono a raccontare le mie analisi personali, le critiche, le esaltazioni, le allucinazioni ed i miraggi che la vita mi infligge senza compassione e senza chiedere permesso. Se cade il mondo io non mi sposto, cerco invece, in un esercizio vano e disperato, di trattenerlo ancorato alla logica ed alla ragione, al sentimento ed all’amore, ma sono sempre più solo. Sostengo ed attuo la difesa degli animali, la loro tutela contro inutili sofferenze ed abusi. Sono figlio degli anni ’60 e ne porto addosso le emozioni e le pulsioni che la mia generazione ha ricevuto. Ho coscienza di far parte di un segmento storico, giudicato con impietosa severità da chi ci succede. La mia generazione ha prodotto contraddizioni morali, etiche, religiose e anche sociali, ma ha determinato la crescita del Paese. I miei J’accuse sono sassi gettati nel lago, lo so che qualcuno è sempre pronto ad accodarsi alla lotta, ne sono convinto!