Buon Natale. Mica tanto.

Un buon Natale, non dev’essere necessariamente un Natale buono. Ci si limiti a pensarlo come ad un augurio preconfezionato che rientra nel novero delle frasi fatte e delle consuetudini.

Esaurita la raccolta fondi sponsorizzata dalla TV, che ci invita a mandare un SMS al numero 45… e non ricordo le altre cifre, ed espletata la funzione dell’invio degli auguri a parenti e amici via Social, non ci resta che prepararci spiritualmente e fisicamente all’ingestione di quantità industriali di cibarie dal sapore e dal colore festivo. Poi faremo un bel rutto sonoro alla faccia di chi non ce l’ha.

Intanto non si ferma l’odio per l’avversario politico, che gli vada anzi per traverso ‘sto Natale, a lui e famiglia!
Non si ferma il disinteresse per chi sta in braghe di tela e non ce la fa proprio a tirare avanti, anche se, alla fine dei conti, se uno versa in una condizione economica disperata, se l’è voluta lui.

Le feste sono un momento di aggregazione, di spensieratezza e mentre addentiamo il panettone non è che possiamo star lì a pensare a quelle popolazioni che si sparano addosso tra loro, e che cazzo stai a vedere che adesso mi rovino il Natale perché qualche popolo che non so bene nemmeno come si pronuncia e men che meno dove sia sito geograficamente, ha deciso di ammazzarsi a furia di bombe.

Buon Natale e vaffanculo anche ai terroni, ai negri e a quelli che sbarcano qui per non fare un cazzo e pigliarsi un sacco di soldi e campare sulle nostre spalle.
Buon Natale e che schiattassero tutti quelli che fanno i buonisti e rompono i coglioni con la fratellanza. Ma fratellanza de che? A me chi mi da una mano se ho bisogno?
Tanti Auguri, buone feste, serenità, baci e abbracci, siamo tutti buoni e generosi e ci vogliamo un sacco bene. Ma intanto fate tacere ‘sti menagramo degli ecologisti, secondo me portano anche sfiga e fanno il tifo perché le cose peggiorino, così possono dire: “te l’avevo detto…”. A cominciare da quella ragazzina straniera, come si chiama? Grecia, Grega, Creta, ma si dai quella che c’ha un cognome tipo Zuckerberg, quella con gli occhi strani e le treccinae da scema. Ma che si fotta lei e le sue menate sul clima.

Intanto i balconi curati sono arricchiti da festoni e luci con improbabili pupazzi di BabboNatale che si arrampicano simulando Spiderman. Le vetrine sono gonfie di imperdibili occasioni e perfino i passanti appaiono belli, avvolti nei lunghi cappotti, peccato che ad alcuni si veda ancora la faccia.

In radio passano i jingle natalizi, tutti! E tutti ridono felici in televisione e ci costringono a volerci bene. Anzi dobbiamo ricordarci di andare a trovare nonna all’ospizio. Però lo facciamo dopo le feste così la lasciamo tranquilla con gli altri a festeggiare per i cazzi suoi, e poi l’abbiamo sentita al telefono, no? Si vabbeh, non si dice ospizio, che fa tristezza, si dice Casa di riposo.

Buon Natale anche ai poveri, che la Comunità di S. Egidio anche quest’anno a Roma ha organizzato il pranzo di Natale nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Vedi che ci occupiamo anche dei poveri!

Che bella festa il Natale che festeggia la nascita del Salvatore, nato altrove in altra data e dalle connotazioni somatiche di un palestinese, ma che è più conveniente raffigurare coi boccoli biondi e con gli occhi azzurri.
E poi mi ci vedi a me, adorare uno che pare appena sbarcato dopo aver lasciato i “lager” libici? Meglio che penso a Cristo come ad uno svedese, figo e col viso beato, che parla di pace e amore.

Beh mi sono rotto i coglioni di fare gli auguri di Natale e poi ancora qualche ora e potremo ripetere la celeberrima frase pronunciata da Riccardo Garrone nel film Vacanze di Natale: “E anche questo Natale se lo semo levato dalle palle” e riprendere le nostre attività di odio e disprezzo verso il prossimo, senza preoccuparci di apparire buoni per forza!

Pubblicato da Giorgio Consolandi

Giorgio Consolandi – Romano di nascita, apolide per istinto. Impegnato ideologicamente per il sociale, sento forte da sempre il dovere del perseguimento della giustezza e la difesa dei deboli. Contrasto con ogni mezzo i soprusi, sebbene consapevole che il concetto di società perfetta, rimarrà utopico. Ateo, perché rifiuto il concetto di creatore, pongo l’uomo al centro dell’universo e lo rendo responsabile delle sue scelte. Mi interesso di politica poiché credo sia necessaria una visione ampia di tutte le attività umane e della regolamentazione di esse, sono tuttavia consapevole della fallibilità e dell’imperfezione della politica, più che disilluso, continuo ad essere un sognatore, e lotto perché i sogni si concretizzino. La scrittura come forma espressiva del pensiero ed il pensiero come strumento motore della scrittura mi inducono a raccontare le mie analisi personali, le critiche, le esaltazioni, le allucinazioni ed i miraggi che la vita mi infligge senza compassione e senza chiedere permesso. Se cade il mondo io non mi sposto, cerco invece, in un esercizio vano e disperato, di trattenerlo ancorato alla logica ed alla ragione, al sentimento ed all’amore, ma sono sempre più solo. Sostengo ed attuo la difesa degli animali, la loro tutela contro inutili sofferenze ed abusi. Sono figlio degli anni ’60 e ne porto addosso le emozioni e le pulsioni che la mia generazione ha ricevuto. Ho coscienza di far parte di un segmento storico, giudicato con impietosa severità da chi ci succede. La mia generazione ha prodotto contraddizioni morali, etiche, religiose e anche sociali, ma ha determinato la crescita del Paese. I miei J’accuse sono sassi gettati nel lago, lo so che qualcuno è sempre pronto ad accodarsi alla lotta, ne sono convinto!