Continuiamo a farci del male, alla faccia della pandemia

Magari può essere che ad alcuni sia sfuggito il fatto che il mondo intero sta affrontando una pandemia e che questa, sta producendo morti.
Può anche essere che c’è, chi stia pensando che in fondo ce se ne possa fregare della pandemia, dei morti, della protezione, perché per far ciò, si sta mettendo a repentaglio l’economia individuale e dell’intero Paese.

Personalmente ravviso una grande leggerezza e un’assurda disinvoltura nel pensiero di costoro. Sono persuaso che sia meglio restare vivi e mangiare pane e cicoria, piuttosto che badare agli interessi, correre ad aprire il negozio, e beccarsi il virus.

 

C’è in atto un protesta che riguarda varie categorie interessate al lockdown. Queste attività si sentono “colpite da un’ingiusta selezione” che le estromette dalla ripartenza, e gridano alla dittatura, all’abuso del diritto di fare ciò che vogliono.
Gli attacchi al presidente del Consiglio dei ministri arrivano a connotazioni a dir poco surreali, quasi fosse volontà del governo costringere alla “povertà” milioni di italiani…

E’ doveroso però fermarsi a riflettere su quali possano essere le alternative a questa dittatura così cattiva e spietata, che con inusitata crudeltà, il premier Conte e la squadra di governo, stanno attuando. Perché a far critiche son capaci tutti i coglioni, siano essi degli sciocchi o dei consumati politici che dovrebbero operare per il bene dei cittadini. Il problema è fornire un’alternativa a queste critiche che a volte, sembrano uscire dalle bocche di analfabeti funzionali o da corvacci menagramo che auspicano che il Paese vada a rotoli.

Siccome l’unica cosa che è comoda se va a rotoli è la carta igienica, ci si sorprende a fare ipotesi, ad ascoltare pareri degli esperti del mondo della medicina, opinioni di scienziati che studiano il problema facendo proiezioni sull’eventuale risposta pandemica al verificarsi del “liberi tutti”.
I pareri, che piaccia o no ai sostenitori della riapertura totale, sono purtroppo tutti concordi nell’indicare la massima cautela, in special modo per la riapertura di quegli esercizi che prevedono il contatto col pubblico.
Un verdetto che impone pazienza, ancora! E il governo non può che tenere conto di queste indicazioni.

Ma cosa dovrebbe fare allora il governo per non mettere alla fame i commercianti obbligati a restar chiusi? E poi, realmente un titolare d’azienda seppure piccola che sia, non riesce a sopravvivere con un mese o due di chiusura? A nessuno piace perdere denaro ma non è un capriccio, siamo di fronte ad una pandemia. Dobbiamo evidentemente ancora renderci conto della pericolosità di un’epidemia di tali proporzioni, perché altrimenti non si spiegherebbero certe proteste così vibrate.

Riaprite le chiese perché non so dove cazzo andare a pregare, e già che ci siete riaprite anche i centri estetici perché io, al mio massaggio operato dalla cinesina tanto amorevole, non voglio rinunciarci. Che si riaprano subito i Bar, perché al mattino non è che ho tutto questo tempo di far la colazione a casa. Ho anche bisogno di fare sport, voglio iniziare a correre al parco pubblico che ho messo su qualche chilo e poi quando avrò terminato la mia corsetta vorrei anche recarmi a far visita a nonna Pina, che saranno otto mesi che non la vedo e non la sento…
Un’alta cosa che proprio non mi si può negare è che io voglio andare al mare, altro che Coronavirus, io vado in spiaggia e mi respiro un po’ di iodio che mi fa tanto bene.
Delle scuole poi, ne vogliamo parlare o no? Ma dico io, ci rendiamo conto di quanti scolari si sentono defraudati del loro diritto a star sui banchi, tutti belli allineati e coperti, tutti pettinati e frementi di ricevere il dono del sapere dai propri docenti. Io ho visto studenti commossi fino alle lacrime per la mancanza delle mura dell’insegnamento. Ne ho viste io di cose, che voi umani…

Una conclusione alla quale sarebbero capaci di giungere anche i più disinteressati alla politica ed alle questioni sociali, è che al governo converrebbe puntare sulla riapertura di tutte le attività. Eviterebbe così di dover stanziare fondi per contenere (o cercare di farlo) le perdite delle aziende, per sfamare le famiglie rimaste senza reddito.
Ma cosa succederebbe se proprio dalla politica arrivasse un segnale del genere? Cosa accadrebbe se tra 15 o 20 giorni i contagiati fossero in netto aumento ed i morti ricominciassero ad essere contati di nuovo ad un ritmo crescente? Allora si che i cittadini si sentirebbero traditi, ingannati da un governo paraculo che pensa a far cassa, che pensa al Pil, al debito pubblico, all’economia, invece che alla salute dei propri cittadini.

Ma si, che si fottano i vecchi, tanto sono già con un piede nella fossa, no? Mica possiamo davvero fermare il calcio e tutto il business che esso ingenera, mica possiamo fermare le attività minori che con le loro partite Iva, tanto bene fanno alla ricchezza del Paese… E se in tutto questo qualcuno ci rimette le penne, pazienza! Sono i rischi del gioco.

Qualcuno quando la crisi era in crescita, parlò di immunità di gregge. Un concetto inapplicabile da società civili ed avanzate che invece hanno l’obbligo di preservare la salute dei cittadini. Ecco potremmo puntare sull’immunità di gregge e “fare spallucce” se qualcuno muore. Poi un giorno arriverà il vaccino e saremo tutti salvi e quel giorno avremo pure un sacco di spazio in più, perché tanti se ne saranno andati…

Chi rema contro, e lo fa in maniera strumentale per il solo scopo politico, fa male al Paese. Chi veste i panni dell’arruffapopolo non fa che ingenerare ulteriore malcontento e ansietà. Non sarebbe opportuno invece di rompere i coglioni, adoperarsi per trovare soluzioni confacenti al momento di crisi?

E’ facile scaricare le colpe di tutto, su un capro espiatorio, e se questo è il governo, ancora meglio! Ma vorrei dire in chiusura che, né Giuseppe Conte, né nessun’altro, avrebbero mai voluto questa situazione.
Ci siamo dentro fino al collo e stiamo faticosamente cercando di uscirne fuori e tutto ci sarà utile, fuorché le rotture di cazzo di gente che fa solo del disfattismo.

Pubblicato da Giorgio Consolandi

Giorgio Consolandi – Romano di nascita, apolide per istinto. Impegnato ideologicamente per il sociale, sento forte da sempre il dovere del perseguimento della giustezza e la difesa dei deboli. Contrasto con ogni mezzo i soprusi, sebbene consapevole che il concetto di società perfetta, rimarrà utopico. Ateo, perché rifiuto il concetto di creatore, pongo l’uomo al centro dell’universo e lo rendo responsabile delle sue scelte. Mi interesso di politica poiché credo sia necessaria una visione ampia di tutte le attività umane e della regolamentazione di esse, sono tuttavia consapevole della fallibilità e dell’imperfezione della politica, più che disilluso, continuo ad essere un sognatore, e lotto perché i sogni si concretizzino. La scrittura come forma espressiva del pensiero ed il pensiero come strumento motore della scrittura mi inducono a raccontare le mie analisi personali, le critiche, le esaltazioni, le allucinazioni ed i miraggi che la vita mi infligge senza compassione e senza chiedere permesso. Se cade il mondo io non mi sposto, cerco invece, in un esercizio vano e disperato, di trattenerlo ancorato alla logica ed alla ragione, al sentimento ed all’amore, ma sono sempre più solo. Sostengo ed attuo la difesa degli animali, la loro tutela contro inutili sofferenze ed abusi. Sono figlio degli anni ’60 e ne porto addosso le emozioni e le pulsioni che la mia generazione ha ricevuto. Ho coscienza di far parte di un segmento storico, giudicato con impietosa severità da chi ci succede. La mia generazione ha prodotto contraddizioni morali, etiche, religiose e anche sociali, ma ha determinato la crescita del Paese. I miei J’accuse sono sassi gettati nel lago, lo so che qualcuno è sempre pronto ad accodarsi alla lotta, ne sono convinto!