Il peggior nemico di se stesso

Correva l’anno… boh, non mi ricordo più, sembrano essere passati secoli da quando nel Paese, in seguito alle elezioni si formò un governo gialloverde. Si perché va ricordato che Salvini è stato ad un soffio dall’essere premier, ma per fortuna questo evento non si è verificato e speriamo mai succeda.

Lui, l’uomo Salvini, quello che baciando crocifissi, piscia abbondantemente in testa ai “neger” e s’incazza perché i poveri hanno il reddito di cittadinanza, è evidentemente tormentato dal suo complesso di superiorità, che lo induce a far cazzate.
S’affanna assai il leghista figlio del “celodurismo” della LegaNord, quello che dopo i primi peccati di gioventù, quando militava nelle file delle “zecche” di sinistra, passò ad abbracciare la causa dell’allora leader Umberto Bossi. Si esatto proprio Bossi, quello che voleva segare l’Italia in due, che aveva il sogno della “Padania”, una regione immaginaria che esisteva solo nella testa di questo ambiguo personaggio che gridava al mondo intero quanto Roma fosse ladrona, ma che poi comprava al “trota”, suo figlio Renzo, una laurea all’estero e faceva illeciti d’ogni tipo, fino a fottersi 49 milioni di falsi rimborsi elettorali, che sarebbero poi stati impiegati, tra le altre cose, anche a far crescere la Lega(Nord).

Ma prima che questo partito finisse nelle mani del Salvin prodigioso, passò ancora tempo e anche il fido Bobo, al secolo Roberto Maroni, ne tenne per un po’ le briglia del comando. Poi finalmente… l’alba di Matteo!


Il “giovane” condottiero del popolo di Alberto da Giussano (eroe che suo malgrado è finito con l’essere eletto a simbolo leghista), iniziò la sua scalata al potere, e presa coscienza che coi soli voti del nord non avrebbe mai avuto la forza necessaria per portare il partito alle due cifre, iniziò un’azione di ripulimento dei “valori” leghisti. Smise di parlar male del meridione, rischiando di sollevare le proteste dei vecchi militanti di un Carroccio che stava vestendo panni nuovi, decolorava pian piano le sue tinte d’odio e apriva la porta al nazional-popolare…
Anche Matteo Salvini stesso, cambiò panni, eh già, cominciò a prediligere felpe recanti il nome della città dove di volta in volta andava a far proselitismo. Non erano nomi di città del nord, indossava felpe con su scritto nomi di località del SudItalia, con buona pace di Gianfranco Miglio, ideologo della Lega Nord e morto da federalista nel 2001.
Già, il federalismo, altra idea discutibile che per qualche tempo anche Salvini cavalcò.

Salvini non cambia solo parere (almeno così dice pubblicamente), circa i meridionali, ma cambia anche il nome e il simbolo leghista, sul quale sparisce la parolina “nord” che avrebbe arginato i voti che sarebbero potuti arrivare dal centro-sud, e appare il suo nome con la scritta premier… Il passo è compiuto! Adesso la Lega è una realtà sua, è il capo incondizionato di un partito, e sarà lui a dettarne le sorti. Salvini inizia a gonfiarsi di soddisfazione, e non solo. Porta avanti la sua campagna di “volemose bene siamo italiani” e macina consensi dove fino a ieri gli elettori sputavano sulle immagini raffiguranti la Lega.

Un ottimo persuasore, un abile affabulatore, ma anche un menzognero spudorato, uno che non si fa remore nel tradire i propri alleati quando s’avvede che potrebbe ottenere di più. Coglie il momento giusto e… zac, coltellata alle spalle, e “föra di ball” a chi intralcia il suo cammino.

Racconta all’elettorato favole demagogiche e si produce in accuse assurde, campate in aria, contro gli avversari politici. Ma la cosa che desta stupore di questo prestigiatore della logica e della ragione, è che molti seguono pedissequamente le sue farneticazioni, attribuendo ad esse quella patina di verosimiglianza.
L’uomo Salvini è un cercatore di potere, uno che guarda in su, ma che quel potere lo rincorre con metodi sporchi. Un arruffapopolo sgarbato e maleducato, un vanesio, tutto sommato, che ama solo se stesso e si traveste da colui che ama il suo Paese, che ne protegge i confini e difende il “prima gli italiani”.
Si esibisce come una rock star di quelle maledette, poi subito dopo lo troviamo in cravatta con l’aria da politico indefesso, intento a tutelare il bene della nazione e ad inneggiare al rispetto delle regole. Regole che lui stesso trasgredisce, facendolo con l’aria di chi pensa “IO, SO’ IO, E VOI NON SIETE UN CAZZO”.

Talvolta le sue cazzate vengono a galla, come per il caso della vicenda Savoini, quella dei rapporti con la Russia e lo scandalo che ne seguì in seguito alla pubblicazione del giornale americano BuzzFeed, delle registrazioni sui circa 65 milioni di dollari da far entrare nelle casse della Lega (per finanziare la campagna elettorale) attraverso una compravendita di petrolio tra una compagnia russa e l’Eni.
Questa registrazione segreta, messa on line, fu evidentemente la causa scatenante della frattura con Di Maio, all’epoca suo collega Vicepremier dell’esecutivo gialloverde, e poi con tutto il resto del Movimento 5 Stelle.
Anche se va detto che le tensioni tra i due leader erano già compromesse e mentre l’uno si prodigava in leggi per rialzare il Paese dalla corruzione e dalla crisi recessiva, non perdendo mai d’occhio la priorità di una Politica all’insegna del “nessuno resti indietro”, l’altro era occupato alla chiusura dei porti, continuando a far propaganda elettorale e strizzando l’occhio alla peggiore destra estrema. I rapporti tra leghisti e pentastellati erano già incrinati e l’unico collante che ancora teneva saldo l’esecutivo era il “contratto di governo”. ma dopo la mozione del Pd che chiese a Salvini di andare a riferire in Parlamento sulla vicenda russa, minacciandone la sfiducia, dopo l’esito elettorale delle europee che porto una valanga insperata di voti alla Lega, e soprattutto, dopo le allegre giornate al Papeete e qualche mojito di troppo, Salvini pensò bene di sfiduciare il premier del suo stesso governo.
Conte tuttavia sebbene sia uomo colto ed equilibrato, andò in Parlamento e senza troppi giri di parole sputtanò Salvini che durante il discorso faceva facce, baciava il crocifisso e guardava in giro se magari qualcuno di buona volontà fosse disponibile per lanciargli i componenti…

Il resto è cosa nota, adesso quello che chiedeva pieni poteri agli italiani si trova all’opposizione e a lui, questo è un ruolo che va stretto. Così si trova a raccontare al proprio elettorato che questo governo è attaccato alle poltrone, quelle stesse che lui vorrebbe tanto che accogliessero il suo culo. Grida all’inciucio coi suoi compagni di squadra Berlusconi e Meloni e non smette di affermare che questo governo di sinistra rovinerà gli italiani, che è incapace, che aumenterà le tasse, che farà solo danni…

Quando Salvini per sua stessa colpa perdette il suo ruolo di governo, mandandolo di fatto in crisi, arrivò a proporre un nuovo governo con Di Maio premier, pur di tornare in vetta e buttarsi alle spalle tutto quanto. Una cosa bruttissima che l’allora capo politico del M5S non prese in considerazione nemmeno per un attimo. Così al preludio della formazione di un nuovo governo giallorosso, Salvini iniziò a dare dei traditori proprio a coloro che aveva tradito, e su questa cantilena penosamente squallida, iniziò a costruirci la sua nuova ed ennesima campagna denigratoria che tanto somiglia alla vecchia “Roma ladrona”.

Lui ha bisogno di essere il protagonista, questo appare evidente a chiunque. Lungi dall’essere moderato, lascia liberi i suoi sfoghi da accentratore, una specie di guitto della politica, uno showman che ama circondarsi di folle di beoti che lo osannano. Un selfista seriale che cerca ogni occasione per essere presente, un presenzialista scorretto che “impalla” gli stessi suoi alleati, non potendosi ancora permettere di accoltellarli alla schiena, ma pazienza e… arriverà anche a questo.

Salvini deve riconquistare il ruolo di primadonna, non può tollerare di essere all’opposizione dopo aver sfiorato la vetta della piramide. Fonti non ufficiali raccontano di averlo visto vagare piangendo, nelle notti successive alla nascita del governo giallorosso, nei pressi di Palazzo Chigi, coperto da un mantello scuro.
Ma lui sa attendere sulla riva del fiume, di veder passare il cadavere del suo nemico e se questo non avviene, allora bisogna aiutare la sorte. Così malgrado l’emergenza pandemia che dovrebbe richiamare tutti alla distensione e al compattamento, lui sfrutta l’esasperazione generale, fomenta odio, sobilla il popolo, indicando nell’ormai suo nemico Giuseppe Conte, la causa di questo disagio sociale ed economico. Apriamo tutto, chiudiamo tutto, no anzi, meglio aprire, però anche chiudere… Gli italiani non hanno soldi, le partite Iva stanno perdendo centinaia, migliaia, milioni, miliardi di euro, le famiglie sono alla fame e cominciano a mangiare i bambini (antica pratica attribuita ai Komunisti), il governo non ci ascolta e fa tutto da solo. Insomma il “cazzaro verde” come viene affettuosamente appellato da molti, usa tutte le argomentazioni che ritiene valide per incattivire il popolo. Anche questa pratica però non produce ancora gli effetti sperati, così la sua performance incrementa, e passa a criticare i provvedimenti del governo giudicandoli insufficienti, lenti, tardivi, ed a fargli eco si aggiunge la sua spalla comica, Giorgia Meloni, che tira fuori l’asso dalla manica e tuona contro il governo proponendo mille euro subito a chi ne fa richiesta, senza controlli, quelli ci saranno dopo, con calma… Una proposta che non si può definire demagogica ma semplicemente surreale.
Salvini però non cede, lui deve diventare premier, cazzo! E’ mai possibile che non ci sia nulla che faccia crollare la figura di Conte? Questo ingombrante personaggio che riscuote consensi e stima da tutte le parti del mondo? Però pescando sul fondo del barile, il buon Matteo si ricorda che lui ha improntato la sua figura sull’uomo di fede, il credente indefesso che bacia crocifissi, così la spara grossa e dicendo di essere portavoce dei credenti, invoca l’apertura delle chiese in occasione della messa di Pasqua, ma poi spiega che i fedeli dovrebbero osservare le misure di sicurezza, come la distanza sociale e le mascherine in faccia (e magari al momento della funzione, quando il parroco inviterà a scambiarsi un segno di pace, invece di stringersi la mano si opterà per il saluto romano). Un’idea che è affondata per logica e per impraticabilità oggettiva, anche perché la chiamata alla messa con l’eliminacode o con gli ingressi a sorteggio, probabilmente avrà fatto sorridere pure il Santo Padre.

La fortuna aiuta gli audaci, e quale occasione migliore se non il vertice dei ministri dell’Economia a Bruxelles, per buttare un po’ di fango. Cosi il duo canoro Salvini-Meloni comincia a cantargliene quattro a questo governo di incapaci, di veduti alla Germania di traditori del Paese, e gliele canta così forte da sembrare Albano e Romina dei tempi di “Felicità” e nel refrain si racconta di una firma al Mes che copre di vergogna il governo e soprattutto Giuseppi… Ma le canzoni sono storie di fantasia e solo raramente raccontano di accadimenti reali, e anche quando lo fanno, esasperano la realtà. Così anche questo coretto, preso dall’enfasi, canta ma stona e descrive fatti immaginari. Il successo nella hit parade dura un solo giorno, perché il premier nella conferenza stampa che illustra le decisioni sull’emergenza Coronavirus e sulle misure di interventi all’economia per aiutare gli italiani, si prende i suoi cinque minuti di incazzatura e sputtana entrambi i cantori menzogneri, spiegando agli italiani che il mes non rientra negli obiettivi del governo e tanto meno nei suoi, ma che soprattutto non è da approvare, accettare, firmare. Semplicemente perché esiste dal 2011 e ratificato nel 2012. L’avvocato degli italiani, stavolta fa l’arringa per se stesso e spiega anche che al momento della firma, il governo che se ne fece carico era proprio il governo di Berlusconi, che vedeva la meloni come ministro e la Lega come un partito di maggioranza…

Beh, quest’ultima funambolica trovata salviniana è nota ormai a tutti e con molta probabilità è conosciuta anche oltreconfine, e quello che è peggio è che è costata cara all’aspirante premier dalle tinte nere, perché adesso si è scatenata su di lui, l’ira della rete e la sua popolarità ha subito una immediata battuta d’arresto.
Ora dovrà correre ai ripari e noi aspettiamo tutti con ansia la sua prossima trovata ad effetto, una specie di coming soon per la prossima avventura di 007, ma stavolta non con la licenza di uccidere, ma con quella di sparare… cazzate. Perchè è bene che ce lo mettiamo in testa, lui è il capitano e prima o poi riuscirà a diventare premier, magari nei suoi sogni, avuti dopo una delle sue pantagrueliche mangiate e soprattutto dopo qualche drink di quelli che lo fanno sragionare.

Pubblicato da Giorgio Consolandi

Giorgio Consolandi – Romano di nascita, apolide per istinto. Impegnato ideologicamente per il sociale, sento forte da sempre il dovere del perseguimento della giustezza e la difesa dei deboli. Contrasto con ogni mezzo i soprusi, sebbene consapevole che il concetto di società perfetta, rimarrà utopico. Ateo, perché rifiuto il concetto di creatore, pongo l’uomo al centro dell’universo e lo rendo responsabile delle sue scelte. Mi interesso di politica poiché credo sia necessaria una visione ampia di tutte le attività umane e della regolamentazione di esse, sono tuttavia consapevole della fallibilità e dell’imperfezione della politica, più che disilluso, continuo ad essere un sognatore, e lotto perché i sogni si concretizzino. La scrittura come forma espressiva del pensiero ed il pensiero come strumento motore della scrittura mi inducono a raccontare le mie analisi personali, le critiche, le esaltazioni, le allucinazioni ed i miraggi che la vita mi infligge senza compassione e senza chiedere permesso. Se cade il mondo io non mi sposto, cerco invece, in un esercizio vano e disperato, di trattenerlo ancorato alla logica ed alla ragione, al sentimento ed all’amore, ma sono sempre più solo. Sostengo ed attuo la difesa degli animali, la loro tutela contro inutili sofferenze ed abusi. Sono figlio degli anni ’60 e ne porto addosso le emozioni e le pulsioni che la mia generazione ha ricevuto. Ho coscienza di far parte di un segmento storico, giudicato con impietosa severità da chi ci succede. La mia generazione ha prodotto contraddizioni morali, etiche, religiose e anche sociali, ma ha determinato la crescita del Paese. I miei J’accuse sono sassi gettati nel lago, lo so che qualcuno è sempre pronto ad accodarsi alla lotta, ne sono convinto!