Le bugie delle rinunce al Reddito di cittadinanza e degli importi troppo bassi

L‘ultima frontiera dei detrattori del Reddito di cittadinanza (e del M5S) pare proprio essere quella brutta “fake news” di migliaia, milioni, miliardi di cittadini che rinunciano al Rdc, perchè talmente esiguo e per la paura di dover accettare un posto di lavoro sito nel deserto del Sahara o in qualche villaggio remoto della Finlandia.
Lasciando da parte l’ironia e volendo fare un quadro serio del presunto fenomeno della rinuncia, occorre domandarsi come questa avvenga. Come si fa per rinunciare? Si manda una comunicazione a qualche istituzione? Si ricorre ai Caf o alle Poste e si rilascia dichiarazione di rinuncia? Si rende la cifra ottenuta? Nessuno pare essere al corrente di come si metta in pratica questa alienazione del Reddito di cittadinanza richiesto e ottenuto, eppure le voci continuano e sono proprio alcuni giornali a farne titoli in prima pagina, diffondendo come il peggiore degli untori di manzoniana memoria, falsità sulla Misura del Governo.

Chi avversa un fenomeno, di solito produce ragioni in supporto al suo dissenso, ma in assenza di queste, bisogna ricorrere alla menzogna ed allora con la favola verosimile della rinuncia, unita alle lagne dei “finti delusi”, che invece sono più che consapevoli di aver diritto a ben poco, si cerca di dar luogo ad una polemica dai giudizi negativi all’indirizzo del Governo ed in particolar modo al Movimento 5 Stelle.

Oltre alla fandonia della rinuncia al Reddito, piovono critiche e testimonianze dai toni a metà strada tra il deluso e lo sdegnato, di alcuni che denunciano (per così dire) quanto sia ingiusto il trattamento disposto dal Governo in loro favore, in merito al Reddito di cittadinanza.
Ma costoro che piangono e sputano veleno sul Governo, colpevole a loro dire, di aver solo promesso un aiuto per fini elettorali, sono realmente consapevoli che il Rdc non è un dono di Babbo Natale ed è naturalmente regolato da parametri che determinano l’importo eventualmente da accreditare sulla Card? Oppure, questa schiera di “finti delusi”, sperava in un’elargizione incondizionata di 780 euro a prescindere dalle condizioni economiche?

Certo che la seconda ipotesi, fa gola a quei furbetti che anelano un provento piovuto dal cielo. mentre loro stanno sul tanto discusso divano, a svolgere attività fancazziste.Ma il buon senso ci insegna che il Governo del Cambiamento non fa sconti a nessuno, si tratti di corrotti o faccendieri, disonesti o collusi, cattivi amministratori o furbastri dell’ultima ora.

Tanto per chiarire una volta per tutte: il tetto indicato dei 780 euro del Rdc va aumentando o decrescendo in base ai “casi”. E’ chiaro che in presenza di una condizione reddituale insufficiente, l’accredito del Rdc, vada ad integrare la differenza fino alle 780 euro, ma se il richiedente dispone già di una forma di reddito, qualunque essa sia, che arriva quasi ad equiparare il Reddito di cittadinanza, verranno integrate minime differenze. Se il richiedente disponesse, ad esempio, di un’entrata economica di 700 euro, otterrebbe solo gli 80 euro di differenza!

Ma questa ormai, per quasi tutti, è aria fritta, perché è forse impossibile reperire qualcuno che non abbia recepito questa logica!
Però continuano a piovere testimonianze drammatiche di cittadini che si dicono defraudati del loro diritto e lamentano accrediti esigui di poche centinaia di euro o addirittura, di poche decine di euro, e s’incazzano col Governo perché certamente non possono “tirare avanti un mese con così pochi soldi…“.

E’ fuori di dubbio che non esista un perfido sorteggio che prediliga alcuni a danno di altri, come è altrettanto ovvio che non esista una discriminazione di alcun tipo ma solo una serie di parametri che regola l’importo di partenza.
Non si può sperare di ottenere il Reddito di cittadinanza perché si è disoccupati ma si posseggono tre appartamenti affittati e si riceve una pensione di invalidità. Come non si può pretendere nulla, se magari si è disoccupati ma si posseggono un’auto di grossa cilindrata, una barca e una giacenza di qualche decina di migliaia di euro sul conto corrente.

Quindi finiamola di raccontare cazzate al solo scopo di maledire un Governo che per alcuni è scomodo perché adotta finalmente l’onestà come principio imperante.
Lo capiamo tutti che le elezioni sono prossime e c’è chi si adopera per dimostrare che il provvedimento voluto dal Movimento 5 Stelle non ha mantenuto le promesse, ma poi i fatti dicono il contrario!
Non esiste un modulo per la rinuncia al reddito e questo, è in base al patrimonio reddituale del richiedente. Fine dei giochi!

Un’ultima conclusione, un ragionamento che viene spontaneo: Se si riceve un Rdc di un certo importo e poi successivamente si viene invitati ad accettare un lavoro che non piace (per qualsiasi motivo) e si rinuncia, decade il diritto al Reddito, giusto? E va detto che per decadere tale diritto si devono rifiutare tre offerte di lavoro. 
Allora perché rinunciare prima? Basterebbe attendere la terza offerta di lavoro (che non piace) per arrivare alla rinuncia in automatico!
Inoltre, se viene accordata una cifra esigua, magari di 40/80 o anche 100 euro, perché si dovrebbe rinunciarvi? Si otterrebbe forse un’altra forma di compensazione? Non esiste nessuno che butta nel cesso qualche decina di euro, smettiamola di prenderci per culo e chi sostiene il contrario è palesemente in malafede, è uno che “cicera pro domo sua“, è uno che con la ventata della svolta politica che il M5S sta portando nel Paese, teme di perdere i favori ottenuti con chi ha governato in passato. Oppure, e questa è la cosa peggiore, è qualcuno che sperava di trovare un posto al sole col Movimento 5 Stelle ed è rimasto fuori e ora si vuole vendicare.
 Non bisogna poi tralasciare in tutto questo ragionamento che i controlli operati ai fruitori del reddito, potrebbero far emergere falsi bisognosi dediti al lavoro in nero che, se beccati incorrerebbero nella contestazione di un reato penale. Certo che in questo caso potrebbero esservi timori in questi cittadini disonesti, che li indurrebbero a provare a revocare la richiesta.

Dovremmo imparare tutti a non lasciarci influenzare ed a valutare certe informazioni, cercando di carpirne le dietrologie che ne partoriscono i contenuti. Non possiamo continuare ad essere vittime della manipolazione dell’informazione, abbiamo l’obbligo intellettuale di reagire alla menzogna e pur conservando la capacità critica, avere la forza di saperla sputtanare.

Pubblicato da Giorgio Consolandi

Giorgio Consolandi – Romano di nascita, apolide per istinto. Impegnato ideologicamente per il sociale, sento forte da sempre il dovere del perseguimento della giustezza e la difesa dei deboli. Contrasto con ogni mezzo i soprusi, sebbene consapevole che il concetto di società perfetta, rimarrà utopico. Ateo, perché rifiuto il concetto di creatore, pongo l’uomo al centro dell’universo e lo rendo responsabile delle sue scelte. Mi interesso di politica poiché credo sia necessaria una visione ampia di tutte le attività umane e della regolamentazione di esse, sono tuttavia consapevole della fallibilità e dell’imperfezione della politica, più che disilluso, continuo ad essere un sognatore, e lotto perché i sogni si concretizzino. La scrittura come forma espressiva del pensiero ed il pensiero come strumento motore della scrittura mi inducono a raccontare le mie analisi personali, le critiche, le esaltazioni, le allucinazioni ed i miraggi che la vita mi infligge senza compassione e senza chiedere permesso. Se cade il mondo io non mi sposto, cerco invece, in un esercizio vano e disperato, di trattenerlo ancorato alla logica ed alla ragione, al sentimento ed all’amore, ma sono sempre più solo. Sostengo ed attuo la difesa degli animali, la loro tutela contro inutili sofferenze ed abusi. Sono figlio degli anni ’60 e ne porto addosso le emozioni e le pulsioni che la mia generazione ha ricevuto. Ho coscienza di far parte di un segmento storico, giudicato con impietosa severità da chi ci succede. La mia generazione ha prodotto contraddizioni morali, etiche, religiose e anche sociali, ma ha determinato la crescita del Paese. I miei J’accuse sono sassi gettati nel lago, lo so che qualcuno è sempre pronto ad accodarsi alla lotta, ne sono convinto!

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