Salvini querela don Alberto, parroco 81enne ex missionario

La notizia è di quelle che passano quasi inosservate, di quelle che si trovano sommerse da tematiche più calde e di attualità politica contingente ai fatti salienti, tuttavia merita attenzione e riflessione. Nell’articolo non si prendono le parti dell’uno o dell’altro protagonista, ci si limita a riportare il fatto. Ai lettori eventuali giudizi e critiche.

Martedì 18 febbraio, si è tenuta, davanti al giudice di pace di Como, Salvatore Falcone, la prima udienza del processo che vede imputato don Alberto Vigorelli. Presenti in Aula moltissimi sostenitori del parroco di Mariano Comense. Matteo Salvini non era presente in Aula.

Il leader del Carroccio aveva dichiarato la sua posizione sui social, qualche giorno fa: “Se chiede scusa e devolve 1000 euro ad una associazione di disabili sono pronto a ritirare la querela e amici come prima”.

Di fronte al giudice, il legale rappresentante di Matteo Salvini ha precisato che da parte loro c’è la volontà di raggiungere un accordo bonario…
Specificando però la pretesa delle scuse per quanto il sacerdote ha detto in chiesa.

Don Alberto, assistito da Oreste Dominioni, considerato tra i più famosi penalisti italiani, ha risposto di non avere niente di cui scusarsi, spiegando: “ho predicato il Vangelo e quindi non ho offeso Salvini”.
Il legale del prelato ha dichiarato: “Si è detto che don Alberto odia Matteo Salvini, ma non è così. La predicazione del Vangelo, infatti, è ispirata solo dall’amore e non dall’odio”.

I fatti
Nel corso della messa delle 10 del mattino del 6 novembre 2016, don Alberto Vigorelli, con un passato ultratrentennale di missionario in Africa e Sud-America, dal pulpito della chiesa di Santo Stefano, aveva criticato la Politica di Salvini.
Dopo la lettura di un passaggio del Vangelo secondo Matteo: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto”, don Alberto, poi aveva spiegato ai fedeli il significato del brano del Nuovo Testamento, facendo degli esempi pratici, parlando delle polemiche suscitate dalla “chiusura dei porti”.
Aveva sottolineato che i valori cristiani non hanno niente a che vedere con gli ideali e le posizioni del Carroccio. Quindi, aveva concluso che non si può essere cristiani e leghisti allo stesso tempo.

Quanto detto in chiesa, fu postato da Matteo Salvini, nei suoi canali social. Su Facebook aveva pubblicato un post intitolato: “Incredibile” nel quale aveva riportato la frase incriminata sottolineando che era stata pronunciata da don Vigorelli “davanti ai bimbi che si preparano per la Prima Comunione”.

Salvini, rivolgendosi al prete lo aveva accusato: “Come si permette di dare patenti di cristianità insultandomi e insultando milioni di italiani”.
Disse anche che la cosa non sarebbe finita così, e infatti denunciò don Alberto per diffamazione…

Il giudice, preso atto che le Parti non sono approdate ad un accordo ha aggiornato il processo al 14 maggio prossimo.

Pubblicato da Giorgio Consolandi

Giorgio Consolandi – Romano di nascita, apolide per istinto. Impegnato ideologicamente per il sociale, sento forte da sempre il dovere del perseguimento della giustezza e la difesa dei deboli. Contrasto con ogni mezzo i soprusi, sebbene consapevole che il concetto di società perfetta, rimarrà utopico. Ateo, perché rifiuto il concetto di creatore, pongo l’uomo al centro dell’universo e lo rendo responsabile delle sue scelte. Mi interesso di politica poiché credo sia necessaria una visione ampia di tutte le attività umane e della regolamentazione di esse, sono tuttavia consapevole della fallibilità e dell’imperfezione della politica, più che disilluso, continuo ad essere un sognatore, e lotto perché i sogni si concretizzino. La scrittura come forma espressiva del pensiero ed il pensiero come strumento motore della scrittura mi inducono a raccontare le mie analisi personali, le critiche, le esaltazioni, le allucinazioni ed i miraggi che la vita mi infligge senza compassione e senza chiedere permesso. Se cade il mondo io non mi sposto, cerco invece, in un esercizio vano e disperato, di trattenerlo ancorato alla logica ed alla ragione, al sentimento ed all’amore, ma sono sempre più solo. Sostengo ed attuo la difesa degli animali, la loro tutela contro inutili sofferenze ed abusi. Sono figlio degli anni ’60 e ne porto addosso le emozioni e le pulsioni che la mia generazione ha ricevuto. Ho coscienza di far parte di un segmento storico, giudicato con impietosa severità da chi ci succede. La mia generazione ha prodotto contraddizioni morali, etiche, religiose e anche sociali, ma ha determinato la crescita del Paese. I miei J’accuse sono sassi gettati nel lago, lo so che qualcuno è sempre pronto ad accodarsi alla lotta, ne sono convinto!