Un complice (in)volontario

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L’ufficio postale del piccolo paesino quella mattina era più pieno di persone del solito, ce n’erano addirittura 5 a fare la fila.
Davanti a Vincenzo c’era un uomo sulla quarantina, brizzolato e dall’aspetto curato, indossava una felpa sotto al giaccone e aveva il cappuccio calato in testa. Era evidentemente un forestiero, nel paese si conoscevano tutti e lui era quello che si dice “una faccia nuova”.
Vincenzo gli diede parola: “Giornata fredda oggi, vero?” e lo sconosciuto sorridendo rispose: “si, oggi questo clima ci farà battere i denti”.
Poi la conversazione si spostò sulla famiglia, sulle difficoltà della vita, ed i soldi che non bastano mai. Entrambi erano d’accordo sui principali punti toccati, e continuarono a conversare quasi come fossero amici da sempre, poi passando al “tu”, Mario, l’uomo brizzolato, chiese a Vincenzo di cosa si occupasse. E lui rispose: “sono un imprenditore fallito, caro amico mio, ho 9 dipendenti ai quali riesco a malapena a garantire la paga. Un tempo – aggiunse – la mia attività era florida e tutto filava liscio, adesso la crisi mi ha ucciso, ho due figli ancora piccoli, che vanno a scuola e mia moglie, povera donna, si ammazza di fatica andando a stirare in lavanderia, lo fa per aiutarmi”.

Mario tacque e restò visibilmente turbato dalla dignitosa disperazione di quell’uomo. Quello sconosciuto, in fila in quel paese che lui nemmeno sapeva che esistesse fino a due ore prima, lo obbligava a pensare alle sventure che un uomo incontra nel corso della sua vita ed ai tentativi per farne fronte.

Era li per fare una rapina, una di quelle veloci, che garantiscono poche decine di migliaia di euro, ma che sono facili da compiere, e dove è ancora più facile dileguarsi in fretta.
L’ufficio postale avrà avuto 5, forse 10 mila euro in contanti, ma a lui sarebbero bastati, e poi avrebbe rapinato non solo la posta ma pure i presenti così da incrementare il “bottino”.

Vincenzo riprese a parlare e disse: “lo sai quanto verso stamattina? Verso quasi 13 mila euro, le paghe e le spese, sono tutti in contanti in questa busta, non ci avresti mai pensato che in una busta della spesa ci fosse tanto denaro, giusto?” Disse ridendo.

Mario pensò che quello fosse il momento buono, avrebbe tirato fuori la pistola e minacciando tutti li avrebbe messi faccia a terra, prendendo ciò che c’era nella Posta, e soprattutto quei 13 mila euro. In fin dei conti era un colpo di fortuna insperato, forse sarebbe riuscito a mettere insieme una ventina di mila euro o anche di più… Ma avrebbe inferto l’ennesimo colpo a Vincenzo, e togliere a quell’uomo 13 mila euro sarebbe equivalso a distruggerlo. Poteva comunque rinunciare a rapinarlo e contentarsi dei soldi in cassa alla Posta, ma una somma così fa la differenza…

Chiese a Vincenzo se fumava e lo invitò fuori a fumare una sigaretta con lui. Vincenzo disse: “guarda che tra poco è il tuo turno…” ma il forestiero insistette e disse: “non fa niente dai, facciamo due boccate e rientriamo, ok?”. Vincenzo acconsentì, i due uscirono e continuarono a conversare.

Intanto nell’ufficio postale erano entrate altre persone e una di quelle si affacciò sulla soglia e disse: “signori a chi tocca? lo sportello è libero”, Vincenzo fece cenno a Mario di andare a sbrigare le sue cose ma Mario rispose: “Vai tu, io intanto finisco la mia sigaretta, ti dispiace?”.

Così Vincenzo entrò e procedette al versamento, poi uscì salutando l’unico impiegato e altre 4 persone che erano sedute in attesa del loro turno e si incrociò sull’uscio con Mario che stava entrando, si salutarono velocemente e sorridendo.

“Buongiorno a tutti”, disse Mario estraendo la pistola, “state calmi e non succederà niente di male a nessuno”. Una signora accennò a gridare ma Mario le mise la pistola sotto la gola e disse: “la pianti subito signora, non attiriamo l’attenzione o sarà la prima a pentirsene”.
Non avrebbe mai torto un capello a nessuno ma gli altri non lo sapevano e la signora, quasi svenuta dalla paura, tacque immediatamente. L’impiegato aveva alzato le mani ed era in piedi terrorizzato dietro al bancone. Era evidente che non aveva mai vissuto una cosa simile in passato. Mario si rivolse a lui e disse: “abbassa le mani e riempi questo, con tutto! Sono stato chiaro?” E gli porse uno zaino piuttosto capace, l’impiegato fece cenno di si, senza parlare, poi disse: “e’ tutto qui”.

C’erano un sacco di banconote, ad occhio erano assai superiori a quante ipotizzava Mario di trovarne, prese lo zaino lo indossò, fece uscire l’impiegato da dietro al bancone e lo invitò a sdraiarsi faccia a terra con gli altri. Prima di uscire disse, aspettate almeno 3 minuti prima di alzarvi o di muovervi, poggiò una piccola scatola nera su una sedia e disse: “è un rilevatore, se nota movimento aziona il detonatore, al suo interno c’è una piccola carica esplosiva, ma sufficiente ad uccidere, si spegnerà tra tre minuti, poi premette un pulsante sulla scatolina ed una piccola luce led rossa iniziò a lampeggiare.

Mario uscì col suo zaino in spalla e nell’ufficio rimasero tutti fermi, erano ovviamente terrorizzati e non si muovettero per molto di più di tre minuti. Naturalmente era solo un bluff per trattenere tutti e guadagnare tempo. Quella scatolina altro non era che un pacchetto di sigarette coperto col nastro adesivo nero, ed al suo interno c’era solo un piccolo circuito di quelli che fanno lampeggiare un led grazie ad una batteria.

Nei giorni seguenti poche righe sui giornali raccontarono del modesto colpo all’ufficio postale, e tra le testimonianze spiccava quella di Vincenzo che descriveva il pericoloso bandito, spiegando che lui, parlandoci, aveva notato che indossava una parrucca sotto al cappuccio, ma che i suoi capelli erano rossi, che aveva gli occhi scuri (contrariamente agli altri che indicavano occhi azzurri), disse anche che era alto circa un metro e ottanta, ma Mario era alto almeno 10 centimetri di meno, disse che era piuttosto grasso, quasi obeso, e anche questo elemento non corrispondeva alla realtà, Mario era piuttosto magro. Insomma l’opera di “depistaggio” di Vincenzo era completa, e l’identikit che fornì agli inquirenti era il ritratto di chiunque ma non certo del rapinatore della Posta di quel paesino.

Vincenzo non era uno sprovveduto ed aveva capito cosa aveva fatto quell’uomo, gli aveva ceduto il suo posto in fila per fargli versare il denaro, che a quel punto era dell’ufficio postale e ne avrebbe risposto. Poi lui lo avrebbe ottenuto rapinandolo all’impiegato postale, senza causare un danno economico a Vincenzo.

Mario, naturalmente lesse quei trafiletti sui quotidiani che parlavano della sua rapina e sulla faccia gli si disegnò una smorfia che pareva proprio essere un sorriso dolceamaro, mentre il pensiero andava a quel faccione ingenuo (solo all’apparenza) di Vincenzo.

IL BREVE RACCONTO “Un complice (in)volontario” E’ FRUTTO DELLA FANTASIA DELL’AUTORE E NON PRENDE SPUNTO DALLA REALTA’. QUALSIASI RIFERIMENTO A FATTI E PERSONE REALI E’ DA CONSIDERARSI CASUALE.

Pubblicato da Giorgio Consolandi

Giorgio Consolandi – Romano di nascita, apolide per istinto. Impegnato ideologicamente per il sociale, sento forte da sempre il dovere del perseguimento della giustezza e la difesa dei deboli. Contrasto con ogni mezzo i soprusi, sebbene consapevole che il concetto di società perfetta, rimarrà utopico. Ateo, perché rifiuto il concetto di creatore, pongo l’uomo al centro dell’universo e lo rendo responsabile delle sue scelte. Mi interesso di politica poiché credo sia necessaria una visione ampia di tutte le attività umane e della regolamentazione di esse, sono tuttavia consapevole della fallibilità e dell’imperfezione della politica, più che disilluso, continuo ad essere un sognatore, e lotto perché i sogni si concretizzino. La scrittura come forma espressiva del pensiero ed il pensiero come strumento motore della scrittura mi inducono a raccontare le mie analisi personali, le critiche, le esaltazioni, le allucinazioni ed i miraggi che la vita mi infligge senza compassione e senza chiedere permesso. Se cade il mondo io non mi sposto, cerco invece, in un esercizio vano e disperato, di trattenerlo ancorato alla logica ed alla ragione, al sentimento ed all’amore, ma sono sempre più solo. Sostengo ed attuo la difesa degli animali, la loro tutela contro inutili sofferenze ed abusi. Sono figlio degli anni ’60 e ne porto addosso le emozioni e le pulsioni che la mia generazione ha ricevuto. Ho coscienza di far parte di un segmento storico, giudicato con impietosa severità da chi ci succede. La mia generazione ha prodotto contraddizioni morali, etiche, religiose e anche sociali, ma ha determinato la crescita del Paese. I miei J’accuse sono sassi gettati nel lago, lo so che qualcuno è sempre pronto ad accodarsi alla lotta, ne sono convinto!