Uno schifoso bidello di 63 anni uccide un gatto a bastonate in una scuola primaria

Il fatto che al mondo ci siano esseri umani buoni e gentili è cosa nota, come è noto che esistano anche certi avanzi d’umanità sottoculturati, con animo cattivo, che spendono, quando possono, la loro insignificante permanenza su questa terra, perpetrando atti che solo dei pezzi di merda riescono a mettere in pratica.

La vicenda accaduta alla scuola primaria “Eugenio Montale” di Gioia Tauro, è l’esatta sintesi di questa semplicistica suddivisione dell’umanità.

Un gattino si introduce nella scuola e si infila in palestra, alcune insegnanti chiedono al bidello di farlo uscire perché era in corso una lezione di ginnastica. Il solerte collaboratore scolastico, armato di bastone riduce in fin di vita il povero micio spaventato e disorientato, poi lo prende e lo getta nel bidone della spazzatura nel cortile. La bestiaccia (parliamo del 63enne bidello) compie questa crudeltà sotto gli occhi dei bambini che assistono alla scena…

Il giustiziere del cazzo, naturalmente viene denunciato ai carabinieri per uccisione di animale.
A segnalare l’accaduto al Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, è stata la delegata degli “Animalisti Italiani” Maria Antonia Catania. Marziale ha quindi resa nota l’orribile vicenda ed in un comunicato ha scritto: “Quanto accaduto nella scuola è da annoverarsi tra le denunce più raccapriccianti che io abbia raccolto nel corso del mio mandato istituzionale. Maria Antonia Catania mi ha testualmente scritto: <Un gattino si è introdotto in un’aula e il dirigente scolastico chiama il bidello per fare uscire il gatto. Il bidello invece di cacciare il gatto ha preso un bastone ed ha iniziato a bastonare l’animale, sino a farlo morire dopo un’ora di agonia. Il tutto sotto gli occhi attoniti dei bimbi. Non riesco ancora a crederci>. Anch’io, non riuscendo a credere a tanta efferatezza, ho prontamente telefonato al dirigente scolastico Francesco Bagalà, che era al corrente degli accadimenti e mi ha parlato di un incontro tra genitori e il bidello, che oggi sarebbe dovuto andare in classe a chiedere scusa ai bambini. Ma ciò a me non basta”.
Il garante ha poi proseguito dicendo che “si tratta di un gesto gratuito, un gesto assassino, documentato anche fotograficamente dai piccolini, che non può essere giustificato alla stregua del furto di un vasetto di marmellata. Uccidere a bastonate un gatto sol perché disorientato e impaurito `soffiava´ contro chi lo minacciava con un bastone è un atto di autodifesa che anche un umano farebbe e non certo `soffiando´. Chiedo alle autorità scolastiche preposte di intraprendere immediatamente le misure previste nei confronti di questo signore, ed all’autorità inquirente e giudiziaria di valutare non solo la crudeltà contro il povero animale, ma le ripercussioni emotive che i piccolini si porteranno dietro”. La scuola è vita ha concluso Antonio Marziale, precisando che “a nessuno è concesso di tramutarla in luogo di efferatezza e morte. Oltre che alle autorità sopra citate, stamattina porterò il caso all’attenzione del ministro dell’Istruzione Bussetti”.

Commentando l’episodio Walter Caporale, il Presidente di Animalisti Italiani Onlus ha affermato: “Un evento di una barbarie inaudita, di cui tutti devono venirne a conoscenza. Il massacro di un’innocente davanti ad occhi altrettanto innocenti è inaccettabile. Perpetrare violenza gratuita, oltretutto in una scuola, luogo di educazione per le nuove generazioni, non è ammissibile”.

Se le cose sono andate realmente così, non ci sono scuse per giustificare un comportamento simile. Se i fatti sono questi, ci si chiede cosa possa trasmettere un individuo simile ai propri eventuali figli o nipoti (sperando tuttavia che lo schifoso, non si sia riprodotto). Se quanto riportato dai vari giornali su questa raccapricciante vicenda corrisponde al vero, l’auspicio più ovvio e naturale, è che a questo schifo d’uomo, venga comminata la pena più alta possibile.

Un dubbio però rimane: nel corso di tutto l’accaduto, che dai racconti sarebbe durato circa un’ora, nessuno ha tentato di fermare il bidello? magari sottraendogli il bastone per riporglielo in… un luogo sicuro? Nessuno ha gridato all’uomo di fermarsi?
Chiunque torturi o uccida un essere vivente incapace di difendersi, deve essere considerato un rifiuto, una cosa dannosa, uno scarto della società civile, ma chiunque assista e taccia, deve essere ritenuto complice e responsabile anche lui, di aver causato questo. Non si può girare la testa di fronte a certi eccessi gratuiti di violenza, non possiamo pensare che “non siano fatti nostri” certe attività abiette, sadiche e meschine, perché altrimenti, dopo, come cazzo faremmo a continuare a specchiarci?

La Politica ha il dovere di intervenire con Leggi efficaci, affinché non si possa più leggere di tali atti ripugnanti. Il Legislatore ha l’obbligo di preoccuparsi di trovare la via per porre fine quanto prima a questa disumanità.

Pubblicato da Giorgio Consolandi

Giorgio Consolandi – Romano di nascita, apolide per istinto. Impegnato ideologicamente per il sociale, sento forte da sempre il dovere del perseguimento della giustezza e la difesa dei deboli. Contrasto con ogni mezzo i soprusi, sebbene consapevole che il concetto di società perfetta, rimarrà utopico. Ateo, perché rifiuto il concetto di creatore, pongo l’uomo al centro dell’universo e lo rendo responsabile delle sue scelte. Mi interesso di politica poiché credo sia necessaria una visione ampia di tutte le attività umane e della regolamentazione di esse, sono tuttavia consapevole della fallibilità e dell’imperfezione della politica, più che disilluso, continuo ad essere un sognatore, e lotto perché i sogni si concretizzino. La scrittura come forma espressiva del pensiero ed il pensiero come strumento motore della scrittura mi inducono a raccontare le mie analisi personali, le critiche, le esaltazioni, le allucinazioni ed i miraggi che la vita mi infligge senza compassione e senza chiedere permesso. Se cade il mondo io non mi sposto, cerco invece, in un esercizio vano e disperato, di trattenerlo ancorato alla logica ed alla ragione, al sentimento ed all’amore, ma sono sempre più solo. Sostengo ed attuo la difesa degli animali, la loro tutela contro inutili sofferenze ed abusi. Sono figlio degli anni ’60 e ne porto addosso le emozioni e le pulsioni che la mia generazione ha ricevuto. Ho coscienza di far parte di un segmento storico, giudicato con impietosa severità da chi ci succede. La mia generazione ha prodotto contraddizioni morali, etiche, religiose e anche sociali, ma ha determinato la crescita del Paese. I miei J’accuse sono sassi gettati nel lago, lo so che qualcuno è sempre pronto ad accodarsi alla lotta, ne sono convinto!